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La famosa pasta italiana. Parte 1

In Italia la pasta può essere considerata un oggetto di culto, un alimento sul quale si basa la maggior parte dell’alimentazione della popolazione italiana. Certo, questo può essere tranquillamente considerato uno stereotipo, ma la realtà dei fatti è che la pasta ha assunto nel tempo un ruolo predominante all’interno dell’alimentazione degli italiani, anche se a differenza di quello che pensa la maggior parte degli stranieri, non si tratta dell’unico alimento che è possibile mangiare nel Bel Paese. Per fortuna nostra e dei molti turisti che visitano le splendide città italiane.

Trattandosi di un alimento così diffuso, la notizia che ci potrebbe essere qualcosa di non chiaro in merito agli ingredienti per dare forma alla celebre pasta italiana di grano duro, ha fatto davvero il giro della Penisola di poco tempo, senza parlare delle notizie che si sono diffuse a livello internazionale. Si tratta di un allarme scattato all’inizio del 2017, quando l’associazione pugliese GranoSalus ha alzato un grande polverone in merito alla produzione e provenienza del grano duro utilizzato per la produzione della pasta italiana. Da dove proviene questo grano? Si suppone provenga tutto dall’Italia, ma è davvero così? Oppure le grandi aziende nascondo qualcosa agli italiani.

Cos’è GranoSalus

GranoSalus è un’associazione che racchiude al suo interno consumatori e produttori, con l’unico obiettivo di garantire la completa sicurezza a livello alimentare e salvaguardare i diritti degli agricoltori. Di conseguenza l’obiettivo non potrebbe che essere quello di incrementare costantemente la competizione a livello qualitativo tra i differenti brand che producono pasta sul territorio italiano. In questo modo è possibile tutelare nel migliore dei modi il consumatore, troppo spesso considerato un ingranaggio di poco conto all’interno della filiera.

L’associazione ha portato l’attenzione sul fatto che la maggior parte delle grandi aziende italiane che producono pasta di grano duro, devono affrontare al momento una problematica in merito alla competitività dei prezzi, e per fare questo sono obbligati ad acquistare materie prime provenienti da Paesi stranieri. Lo stesso potrebbe valere per il grano. Un allarme davvero insolito, dato che la maggior parte degli italiani non penserebbe mai che la pasta prodotta nella Penisola venga creata utilizzando grano proveniente dall’estero.

Chi sono gli imputati

Il problema non è da sottovalutare, dato che gli imputati sono illustri e si tratta delle 8 più grandi aziende che producono pasta di grano duro a livello italiano. Il prodotto che ha reso celebre l’Italia in tutto il mondo. Secondo GranoSalus, dopo aver sottoposto campioni di pasta all’attenta analisi di un laboratorio europeo accreditato, è stato riscontrato che la qualità del prodotto non era da ritenersi di buon livello, aggiungendo la comprovata presenza di sostanze vietate dalla legge, come: glifosato, piombo, cadmio e DON (deossinivalenolo). Proprio quest’ultima sostanza sarebbe un’indicazione inequivocabile del fatto che il grano utilizzato da: Voiello, Barilla, DeCecco, Garofalo, Divella, Coop, La Molisana e Granoro 100, proviene dall’estero e non da coltivazioni entro i confini italiani.

Questo di per sé potrebbe non essere particolarmente grave, ma se aggiungiamo il fatto che buona parte dei marchi sovreccitati assicurano che il 100% del grano utilizzato per la produzione della loro pasta proviene da campi coltivati in Italia, ci troviamo davanti ad un vero e proprio caso di pubblicità ingannevole e frode. Questo potrebbe essere un problema molto più grave, senza dimenticare inoltre che le sostanze appena elencate sono tossiche per la salute umana.